Nuova giunta, vecchia speculazione
di Paolo Berdini
La presunta “riqualificazione” della zona della Muratella e, soprattutto, il lancio del progetto Millennium, il “Piano strategico della capitale”, non lasciano dubbi: gli interessi di pochi privati continuano a decidere lo sviluppo della città
Un’operazione da magliari
Nel primo caso si è scomodato un grandissimo nome dell’architettura mondiale, Richard Rogers, utilizzato come paravento per la conclusione di una vicenda iniziata nella metà degli anni Novanta dello scorso millennio, in coerenza con il “pianificar facendo” in voga nell’urbanistica del sindaco Francesco Rutelli.
Vale la pena, dunque, ricordare per grandi linee come si è arrivati oggi ad affermare che «attualmente l’area oggetto di intervento è caratterizzata da una scarsa integrazione tra le parti che la compongono e dalla assenza di spazi di aggregazione», come dice elegantemente la relazione del progetto. È molto istruttivo comprendere come l’urbanistica “contrattata” costruisce le città.
La prima pietra dello “sviluppo” dell’area viene messa negli anni Settanta, quando un vastissimo comprensorio agricolo adiacente alla Muratella – la cui realizzazione era prevista dal piano regolatore del 1965 – viene destinato alla edificazione per la realizzazione della sede della compagnia di bandiera Alitalia.
Chi avrebbe potuto opporsi a questa prima variante? Si diceva che quello era il luogo più vicino all’aeroporto Leonardo da Vinci, quindi particolarmente adatto a ospitare gli uffici della società. Si deve ricordare che all’epoca Alitalia era interamente pubblica.
Da questo primo atto inizia una serie interminabile di varianti approvate con “accordo di programma” e cioè al riparo di qualsiasi percorso trasparente. Nella metà degli anni Novanta il sindaco Rutelli approva il primo di questi accordi, che prevede la realizzazione della sede nazionale della Toyota, la realizzazione del Mercato dei fiori e la mitica Città della musica di Renato Zero. Anche in questo caso solo pochi criticano la proposta: come si può infatti essere contrari alla riqualificazione urbana ottenuta con un auditorium a forma di coccodrillo?
I terreni cambiano nuovamente destinazione e da servizi pubblici diventano edificabili tout court. Alitalia incassa così una robusta rendita immobiliare che viene messa nel conto per ripianare l’immenso deficit. Dopo poco meno di due anni, altra variante. Al posto del Mercato dei fiori la società Acqua Marcia costruisce un quartiere residenziale. A fianco di questo insediamento si prevede la realizzazione del più grande albergo di Roma, il Marriott, che ha circa 2.000 posti letto. Renato Zero nel frattempo sparisce dalla scena. Un’operazione da veri e propri magliari, come si vede.
Ma, per tornare «alla scarsa integrazione tra le parti» lamentata nella relazione di progetto, chi ha impedito a costoro di costruire almeno un pezzo di città decente, funzionale e vivibile? Nella relazione si arriva ad affermare addirittura che si costruirà «una piazza». Troppo buoni. Ripetiamo la domanda, chi ha impedito di realizzarne almeno una nei quindici precedenti anni? Nessuno, ovviamente. Avrebbero potuto farla se solo avessero avuto a cuore il destino della città e dei suoi abitanti. Ma chi specula non ha tempo per interessarsi di queste questioni.
E arriviamo così all’ultimo atto. Sono gli stessi colpevoli dello scempio che si candidano, infatti, a «realizzare un progetto di riqualificazione e trasformare l’area in un centro urbano compatto». Intanto, mettono all’incasso la realizzazione di una enorme cubatura (
Sognando le Olimpiadi
Agli inizi di dicembre l’amministrazione comunale di Roma ha dato il via al percorso Millennium, una serie di appuntamenti già calendarizzati che porteranno entro il 2010 ad approvare il “Piano strategico della capitale”. Il piano strategico, come è noto, non esiste nella legislazione nazionale. L’operazione del sindaco Alemanno sembra, dunque, iscriversi nella perdurante negazione dell’urbanistica che va avanti ormai da oltre quindici anni. Anche perché c’è un ulteriore elemento che aumenta le preoccupazioni. Si afferma, infatti, che il progetto Millennium riguarda il decennio 2010-2020 e ha pertanto come sfondo l’eventualità dello svolgimento delle Olimpiadi previste proprio in quell’anno.
In buona sostanza, si tenta ancora la scorciatoia dell’evento straordinario, dell’occasione salvifica in grado di dare respiro e prospettive alla città. Si è incapaci di fare i conti con la durezza e la rilevanza dei problemi quotidiani e si tenta l’ennesima fuga ideologica ritenuta, chissà perché, in grado di risolvere tutto. Come se non avessimo visto nei mesi scorsi il clamoroso fallimento dell’evento Mondiali di nuoto. In questo caso i soldi pubblici non sono serviti per aggiungere nulla alla struttura pubblica della città: sono stati, infatti, utilizzati per realizzare o migliorare – con i gravi scandali di cui si occupa la magistratura – impianti sportivi privati.
L’urbanistica è lo strumento per comprendere e risolvere i mali delle città. In venti anni sono stati espulsi 300mila romani e ogni giorno il traffico aumenta in conseguenza delle maggiori distanze che devono percorrere per raggiungere i posti di lavoro nel centro della città. In otto anni sono stati costruiti 35 giganteschi centri commerciali e
Attraverso l’urbanistica si legge dunque una città in declino. Non prenderne atto e continuare nella spericolata politica degli eventi – dal Festival del cinema di veltroniana memoria al campionato di formula uno all’Eur, fino all’attuale Millennium – non aiuta a risolvere i problemi. Potrà far piacere ai pochissimi proprietari delle aree ancora non edificate, che guadagneranno una gigantesca ricchezza dalla speculazione fondiaria, ma peggiorerà lo stato della città, come dimostra la vicenda della Muratella. Rischiamo di perpetuare una città senza regole preda della peggiore speculazione immobiliare per un altro millennium, purtroppo.
(L’Autore esercita la professione di urbanista. Il suo ultimo libro è “La città in vendita. Centri storici e mercato senza regole”, Donzelli, 2008)