“Manifesto per la soppressione dei partiti politici” di Simone Weil
recensione di Laura Badaracchi
«Soltanto il bene è un motivo legittimo di conservazione. Il male dei partiti politici salta agli occhi. La questione da esaminare è se ci sia in essi un bene che abbia la meglio sul male e renda così la loro esistenza desiderabile». Radicale, asciutta, drastica, Simone Weil è una filosofa che non ama i giri di parole. Così va dritta al punto, in questo agile libretto proposto dalla Castelvecchi. Con la sua consueta lucidità, accompagnata da una logica serrata e spiazzante nella sua evidenza, la “riformista rivoluzionaria” aveva lasciato inedita questa “modesta proposta”, prima di scomparire prematuramente nel 1943 a soli 34 anni.
Pubblicato nel 1950, questa sorta di manifesto dell’antipolitica arriva ad affermare che aderire all’ideologia di un partito, in certe condizioni storiche, significa rinunciare a pensare, limitandosi a prendere una posizione, “pro” o “contro” qualcosa. «I partiti sono organismi costituiti in maniera tale da uccidere nelle anime il senso della verità e della giustizia», tuona Simone, che dopo essersi laureata in filosofia all’École Normale Supérieure, abbandonò gli studi e la professione di insegnante per lavorare come operaia nella fabbrica della Renault e poter così «parlare della causa operaia con cognizione di causa». Militante dell’estrema Sinistra rivoluzionaria, comunista antistalinista, partecipò alle Brigate internazionali nella Guerra civile di Spagna, prima di lasciare
Ma il Vangelo diventa una bussola per
In sostanza, per la filosofa chi entra nel meccanismo di un partito deve abdicare in qualche modo, rinunciando alle sue idee personalissime per aderire a quelle dell’organizzazione che – in caso contrario – lo emarginerebbe. E se «nessuna sofferenza attende chi abbandona la giustizia e la verità», al contrario «il sistema dei partiti comporta le penalità più severe per l’indocilità. Penalità che toccano quasi tutto: carriera, sentimenti, amicizie, reputazione, onore, talvolta addirittura la vita di famiglia. Il partito comunista – conclude – ha portato questo sistema alla perfezione». Un meccanismo di “oppressione spirituale e mentale” da cui fuggire, optando per la propria coscienza individuale.
Un ragionamento peregrino o un invito sottile al disimpegno sociale? Al contrario, la Weil pensa a una riformulazione della politica, basata sui valori e gli ideali citati sopra. Altrimenti, il disfacimento dei partiti sarebbe continuato fino allo stadio di una completa decomposizione. Parole che risuonano ancora più profetiche pensando alla situazione attuale del nostro Paese.
(L’Autrice, nata a Roma nel 1968, è giornalista professionista, esperta di temi sociali e informazione religiosa. Collabora con diverse testate, tra cui “Avvenire”, “Jesus”, “Mondo e Missione”. Laureata in Lettere moderne, nel
Simone Weil
Manifesto per la soppressione dei partiti politici
Castelvecchi, Roma 2008
72 pagine, 7 euro