« HOMEPAGE


Se desiderate ricevere
la newsletter de
"Il seme sotto la neve"

inviateci una email »

«Soltanto il bene è un motivo legittimo di conservazione. Il male dei partiti politici salta agli occhi. La questione da esaminare è se ci sia in essi un bene che abbia la meglio sul male e renda così la loro esistenza desiderabile». Radicale, asciutta, drastica, Simone Weil è una filosofa che non ama i giri di parole. Così va dritta al punto, in questo agile libretto proposto dalla Castelvecchi. Con la sua consueta lucidità, accompagnata da una logica serrata e spiazzante nella sua evidenza, la “riformista rivoluzionaria” aveva lasciato inedita questa “modesta proposta”, prima di scomparire prematuramente nel 1943 a soli 34 anni.

Pubblicato nel 1950, questa sorta di manifesto dell’antipolitica arriva ad affermare che aderire all’ideologia di un partito, in certe condizioni storiche, significa rinunciare a pensare, limitandosi a prendere una posizione, “pro” o “contro” qualcosa. «I partiti sono organismi costituiti in maniera tale da uccidere nelle anime il senso della verità e della giustizia», tuona Simone, che dopo essersi laureata in filosofia all’École Normale Supérieure, abbandonò gli studi e la professione di insegnante per lavorare come operaia nella fabbrica della Renault e poter così «parlare della causa operaia con cognizione di causa». Militante dell’estrema Sinistra rivoluzionaria, comunista antistalinista, partecipò alle Brigate internazionali nella Guerra civile di Spagna, prima di lasciare la Francia per New York e poi per Londra. Una personalità poliedrica e complessa, cerebrale e passionale allo stesso tempo, che poco prima di morire incontrò il cristianesimo, rimanendo tuttavia su posizioni anticlericali.

Ma il Vangelo diventa una bussola per la Weil, tanto che viene citato e chiamato in causa anche in questo libretto per “discernere” e chiarire la vera natura dei partiti politici. La “prova del 9” la fornisce un versetto dell’evangelista Matteo, tratto dal cosiddetto Discorso della montagna: «Un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni». Frase semplice e categorica allo stesso tempo, comprensibile a tutti, di un’evidenza schiacciante. «È un articolo di fede», sentenzia la filosofa credente, precisando che «bisogna innanzitutto riconoscere quale sia il criterio del bene. Non può essere rappresentato che dalla verità, dalla giustizia e, in seconda battuta, dall’utilità pubblica». Ora, venendo ai partiti, «la democrazia, il potere della maggioranza non sono un bene. Sono mezzi in vista del bene, stimati efficaci a torto o a ragione. (…) Solo ciò che è giusto è legittimo. Il crimine e la menzogna non lo sono in nessun caso». Simone, quindi, postula la soppressione di tutti i partiti, in quanto organizzazioni verticistiche e inquadrate, quindi autoritarie e repressive per definizione.

In sostanza, per la filosofa chi entra nel meccanismo di un partito deve abdicare in qualche modo, rinunciando alle sue idee personalissime per aderire a quelle dell’organizzazione che – in caso contrario – lo emarginerebbe. E se «nessuna sofferenza attende chi abbandona la giustizia e la verità», al contrario «il sistema dei partiti comporta le penalità più severe per l’indocilità. Penalità che toccano quasi tutto: carriera, sentimenti, amicizie, reputazione, onore, talvolta addirittura la vita di famiglia. Il partito comunista – conclude – ha portato questo sistema alla perfezione». Un meccanismo di “oppressione spirituale e mentale” da cui fuggire, optando per la propria coscienza individuale.

Un ragionamento peregrino o un invito sottile al disimpegno sociale? Al contrario, la Weil pensa a una riformulazione della politica, basata sui valori e gli ideali citati sopra. Altrimenti, il disfacimento dei partiti sarebbe continuato fino allo stadio di una completa decomposizione. Parole che risuonano ancora più profetiche pensando alla situazione attuale del nostro Paese.


(L’Autrice, nata a Roma nel 1968, è giornalista professionista, esperta di temi sociali e informazione religiosa. Collabora con diverse testate, tra cui “Avvenire”, “Jesus”, “Mondo e Missione”. Laureata in Lettere moderne, nel 2000 ha conseguito il baccalaureato in teologia alla Pontificia Università Gregoriana)


Simone Weil
Manifesto per la soppressione dei partiti politici
Castelvecchi, Roma 2008
72 pagine, 7 euro

Scrivi un commento