« HOMEPAGE


Se desiderate ricevere
la newsletter de
"Il seme sotto la neve"

inviateci una email »

Perché abbiamo deciso di realizzare “Il seme sotto la neve”

La moltiplicazione dei mezzi di informazione è, forse, uno dei risultati più rilevanti prodotti dallo sviluppo delle diverse forme della società civile organizzata. Fin dall’inizio gruppi e associazioni hanno puntato non solo ad agire sul campo – per i più diversi fini – ma a elaborare e diffondere un diverso modo di vedere le cose, di rappresentare i temi dello sviluppo e dei diritti, dell’ambiente e della pace. Hanno, cioè, fatto cultura, pur con i limiti loro propri.

Sono innumerevoli le testate e i siti nati in questi anni. Anzi, il tema dell’informazione è divenuto centrale per le punte più avanzate di movimenti e terzo settore, nella consapevolezza che lì dove si situa il limite della propria azione diretta di aiuto e intervento, comincia lo spazio per l’azione culturale.

Don Luigi Di Liegro ha avuto sempre ben chiaro il ruolo che i mass media giocano nella società contemporanea e, conseguentemente, ha presto compreso la necessità di essere in essi presenti, di spendersi per riorientarne le logiche e la visione dei problemi. L’uso sapiente dei media da parte del fondatore della Caritas romana è stato un elemento chiave della sua strategia politica, del suo sforzo di far capire alla città, alla sua classe dirigente così come a ogni suo cittadino il valore di una prospettiva fondata sulla solidarietà e l’accoglienza, la denuncia e l’attiva partecipazione, la generosità e il rispetto di qualsiasi alterità.

È questo lo spirito con cui la Fondazione che porta il suo nome si accinge a promuovere questa rivista telematica. L’abbiamo intitolata “Il seme sotto la neve”. Il riferimento è, ovviamente, all’omonima opera di Ignazio Silone. Aldilà delle polemiche che hanno accompagnato gli studi più recenti sull’autore abruzzese – che, comunque, a nostro avviso, non scalfiscono il valore della sua lezione – ci è parso che l’atteggiamento di Silone verso i più poveri, la sua spiritualità scarna, nuda, la sua visione politica improntata all’accordo tra giustizia e libertà, senza affidarsi a una qualsivoglia ideologia, ben si addicano a una rivista che nasce nel nome di don Luigi.

Ma è anche il titolo stesso dell’opera siloniana che ci è piaciuto, Il seme sotto la neve. Anche oggi viviamo una condizione di gelo, segnata dalla precarietà, dall’incertezza, dagli squilibri ambientali crescenti, dall’odio e dall’immane iniquità di opportunità e risorse, da una crisi profonda della democrazia. Ad osservare il quadro generale non sono molte le ragioni che generano speranza. Eppure, il geniale titolo di Silone ci dice proprio questo paradosso: è la neve che protegge, nutre e fa sviluppare il seme che si trova sotto le sue coltri. La neve non annulla il seme, ne permette la vita.

I promotori di questa rivista vorrebbero proprio seguire questa intuizione: non intendono dimenticare il gelo che ci avvince, ma non rinunciano alla speranza di un diverso futuro. Non vogliono lasciarsi vincere dal cinismo o dal risentimento o dalla depressione – esiti inevitabili di una visione del mondo solo buia e apocalittica – ma neppure rinunciare a guardare in faccia il male. Così ci sembra che abbia fatto don Luigi, e con lui tutti quelli che hanno concretamente, e duramente, combattuto contro l’inesorabilità dello stato presente. D’altra parte, non ci ha insegnato proprio questo il fondatore della Caritas romana? Che è possibile stare nelle cose, nei processi, avere quotidianamente rapporti con chiunque, sporcarsi le mani e, tuttavia, mantenere una rettitudine di pensiero e di azione?

La rivista affronterà in particolare i temi che proprio don Luigi ha privilegiato nella sua vita: il modello di sviluppo e le sue contraddizioni, i diritti (e i doveri) e la democrazia, la povertà e l’esclusione globali e locali, le migrazioni e la crisi ambientale, il welfare, le forme della solidarietà e dell’impresa sociale, le chiese e il dialogo tra le fedi e le culture. E lo farà con dei contributi che vorranno essere soprattutto punti di vista sulle cose, chiavi di lettura dei fenomeni. Tentando, se ne saremo in grado, di rompere le rappresentazioni che hanno corso sui principali mezzi di informazione nazionali e nel dibattito “ufficiale”.

Una volontà “divergente”, quindi, critica, che dovrebbe scaturire da un comune sentimento di giustizia e di solidarietà, dal desiderio di una realtà meno crudele e ottusa. È questo il principale criterio con cui sceglieremo gli autori dei pezzi – insieme certo alla competenza. Per il resto , questa rivista non si propone di raggrumare intorno a sé un gruppo del tutto omogeneo, stretto a difesa di un pensiero unico. Tutt’altro, la rivista intende essere un luogo di incontro, uno spazio aperto a persone che hanno visioni e opinioni non coincidenti, fatto salvo il requisito di cui sopra. Già la lettura di questo primo numero è, al proposito, indicativa.

C’è una frase di don Luigi che ci è tornata in mente accingendoci a questa nostra iniziativa: «La solidarietà non è un vago sentimento di compassione, né si fonda su un sentimento di altruismo ingenuo, ma nasce dall’analisi della complessità sociale, dai guasti provocati dal sistema sociale disordinato, dal degrado morale e culturale provocato dalla legge del più forte, dalla carenza di etica collettiva.» È proprio questo che vorremmo fare con la nostra piccola iniziativa editoriale: aiutare a comprendere la realtà che cambia alla luce di uno sguardo che sia prima di tutto etico.

(L’Autore, giornalista, è direttore della rivista “Il seme sotto la neve”)

1 Commento a “Una rivista nel nome di don Luigi”

  1. Stefano scrive:

    Le osservazioni che muovono chi scrive sono importanti e condivisibili: sotto la neve crescono le idee, maturano le iniziative, si rafforza l’impegno. Personalmente sto cercando di avvicinare gli stessi obiettivi della Vs Fondazione con un’Associazione culturale: Il sole che nasce ( .. Monet..) a difesa del dialogo, della cultura, dell’etica e della solidarietà, per dimostrare che le persone non hanno in testa ‘plastica’ solo perchè si impegnano in un partito, anzi tante persone con tante idee influenzano il partito, sono il partito. L’iniziativa vuole stare nelle cose e sporcarsi le mani se necessario, ma mantenere la rettitudine di pensiero e azione nella consapevolezza che non è importante da dove si parte ma dove, e insieme a chi, si vuole arrivare. Ho l’ambizione di creare dibattito con una associazione apartitica formata anche da uomini di partito, ma che in questa occasione si confrontano sulle idee senza strumentalizzazioni meschine, senza propaganda e superficialità, accanto ai valori per abituare la persona a percepire ed ascoltare la propria coscienza, il nostro ‘navigatore satellitare’, che ci rende unici e responsabili.

    ( Bisogna vedere se riesco… serve tenacia, convinzione, mezzi, buona volontà in chi mi circonda, lungimiranza e condivisione…
    Ps: sono un coordinatore comunale per F.I.- Pdl e spero di contribuire da ‘dentro’ ad orientare il partito sapendo di operare in un territorio popolare e cattolico, il Veneto- sono di Ospedaletto Euganeo, Padova.
    Se riesco, spero di avervi ospiti in qualche serata, e quando sarà operativo il nostro sito di potermi direttamente collegare al vostro e a quello di tante altre associazioni impegnate nel sociale, nella solidarietà, nella lotta all’emarginazione. Promuovere idee e valori.
    Saluti e auguri,
    Stefano)

Scrivi un commento